L'enoteca

La Bottega dell’Arte del Vino nasce quasi 100 anni fa a Milano, in via Ferrante Aporti, lungo il terrapieno della Stazione Centrale, quando erano ancora direttamente i treni a rifornire i negozi. Nasce dall’amore per il vino buono, venduto ancora sfuso nella rivendita di famiglia, di Gianfranco Balzaretti, che diventerà uno dei primi sommelier italiani diplomati alla scuola di enologia di Valdobbiadene, oltre che commerciante molto amato dai milanesi, notoriamente sempre ben disposti a un bel bicchiere di vino a tavola a dispetto della guerra e delle disgrazie (o forse proprio per quello). E sarà pure il primo a decidere di imbottigliare il vino nella sua bottega.

Quando nel 2003 i grandi magazzini ferroviari posti al di sotto dei binari della stazione vengono dichiarati non più idonei alle attività commerciali, l’ormai anziano Balzaretti teme di dover chiudere bottega, tanto più che nessuna delle sue tre figlie sembra particolarmente interessata al vino. Ma i coniugi Ranieri, Paolo e Gilda, clienti e non solo del Balzaretti (grazie alla comune passione per il vino ormai amico nonché collaboratore dello studio di revisione dei conti presso cui lavorava anche Gilda), non hanno la minima intenzione di veder chiudere l’amata enoteca di zona: rilevano l’attività e la spostano poco distante, nell’attuale sede di via Fara 25, nei locali di quella che, guarda caso, era stata una bottiglieria fin dalla seconda metà dell’Ottocento. 

Balzaretti rimane in negozio coi Ranieri fino al 2006, insegnando a Paolo (e al suo giovanissimo figlio Roberto) tutto quello che sa sul vino, fino a finezze logistiche come l'importanza di sistemare le scatole coi bordi sempre in asse e i vini bianchi, più sensibili agli sbalzi termici, sempre sotto i rossi. Paolo, triestino del '52, diventa man mano l'anima della bottega e fino al 2014 prende a rimodernare e allargare non solo i locali, ma anche il concetto di enoteca: amplia l’offerta, ma con la stessa attenzione ai grandi vini stranieri come ai piccoli produttori italiani, alle etichette più rare e ai prodotti più popolari, e ne amplia anche l'aspetto "conviviale", creando una sorta di “collezione psicogeografica” del vino e del buon vivere, un ritrovo di quartiere per amici, appassionati e neofiti che non disdegnano mai un buon bicchiere, magari insieme a una specialità culinaria particolarmente indicata e a due chiacchiere di passaggio: la prova empirica dell'assioma del Ranieri secondo cui “qualunque vino trova la sua nobiltà nel giusto modo di abbinarlo”. Influenza ambientale o predisposizione genetica, non sorprende che il figlio Roberto abbia seguito le orme del padre, diventando sommelier con AIS e ricevendo il testimone della bottega, dove lo trovate ogni giorno insieme a Claudia e Valentina (anche loro appassionate sommelier).